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Ricerche

Il gruppo di ricerca, da lungo tempo attivo nel settore del rilevamento e dell'elaborazione digitale dei dati per i beni culturali, ha negli ultimi anni sperimentato – con il fine di sviluppare innovativi strumenti per la gestione della documentazione relativa al cultural heritage – le più avanzate tecnologie scanner laser testandone sia gli hardware che i software correlati.
Ogni progetto del gruppo di ricerca prevede il rilievo del tessuto urbano ed edilizio, integrato dall’individuazione delle invarianti paesistiche, naturalistiche, antropiche e percettivo-visive presenti nel territorio – con particolare riferimento all’ambiente rurale (uso del suolo e tipo di economia) e agli insediamenti che ne fanno parte –, dall’indagine archeologica delle persistenze architettoniche e dallo studio storico dei documenti editi e di archivio.
Le campagne di rilevamento integrato prevedono l'utilizzo di uno scanner laser a variazione di fase (con il quale è possibile rilevare, in pochi giorni, la totalità del patrimonio costruito) e di una stazione totale in grado di impostare una maglia topografica sulla quale mettere a registro le singole nuvole di punti acquisite durante le scansioni.
Parallelamente la compilazione di apposite schede permette l'analisi delle qualità formali, tipologiche e materiche degli edifici dell'insediamento.
Particolare attenzione è posta inoltre all'analisi archeologica delle U.S.M. finalizzata ad evidenziare le fasi di formazione e accrescimento del borgo, alla ricerca storica di fonti edite o di archivio, all’analisi geologica e paesaggistica del sito ed allo studio delle principali testimonianze iconologiche ed icongrafiche conservate nell’insediamento urbano.
I dati di ogni campagna consentono di integrare il modello tridimensionale dell'abitato (ottenuto dall'elaborazione dei dati forniti dallo scanner laser) con un database contenente informazioni sulle sue architetture, dando vita ad un innovativo strumento informatico.

Insediamenti tabarkini

Nel contesto del bacino del Mediterraneo, la vicenda della “nazione tabarkina” costituisce un interessante caso di studio per appurare quanto e come una cultura “minoritaria” sia stata in grado di esportare i propri modelli architettonici e urbani.
Dietro ai complessi avvenimenti che hanno indotto parte della popolazione di Pegli (Genova) a migrare sull’isola tunisina di Tabarka, e da lì verso le isole di San Pietro e Sant’Antioco (in Sardegna) e l’Isla Plana (in Spagna), si è cercato di comprendere se i tratti distintivi di ciascun insediamento venissero o meno riproposti e reinterpretati nelle successive colonie.
Se da un punto di vista sociale e storico gli studi delle vicende tabarkine avevano già consentito agli studiosi di tracciare in modo esaustivo le dinamiche storiche, sociali ed economiche, riscontrando una continuità nelle tradizioni cosiddette “immateriali”, altrettanto non era stato verificato in campo architettonico ed urbano.


Il rilievo integrato degli insediamenti tabarkini

L’indagine svolta dall’unità di ricerca del Dipartimento di Architettura di Firenze, in collaborazione con quella dell’Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Valencia (all’interno delle Azioni Integrate Italia-Spagna, 2009), sugli insediamenti di Pegli, Tabarka, Carloforte, Calasetta e Nueva Tabarca, ha consentito di evidenziare, mediante gli strumenti propri delle discipline del disegno e del rilievo, l’esistenza di costanti e di variabili in tale processo, inequivocabilmente impresse nella conformazione del tessuto urbano e nella tipologia edilizia presente nei diversi insediamenti.
La tesi di laurea degli architetti Alice Caporali, Andrea Caporali e David Croce (Caratteri identitari della tradizione architettonica tabarkina nell’insediamento di Carloforte, A.A. 2010/2011) è andata ad inserirsi in questa indagine, cercando di ampliare, dove è stato possibile, la ricerca stessa, e di evincere l’esistenza o meno di un fil rouge nella cultura materiale delle colonie.
La campagna di rilievo integrato effettuata a Carloforte, condotta con la più aggiornata strumentazione hardware e software, ha interessato una consistente porzione di tessuto – compresa tra via XX Settembre, il museo civico, il mare e la chiesa – e l’aggregato rurale de “Le Tanche”.
Un rilevamento sistematico dell’edificato è stato condotto anche a Pegli, più precisamente in via Carloforte, il nucleo storico del borgo genovese.
Parallelamente sono stati analizzati nel dettaglio gli altri insediamenti tabarkini (Tabarka, Nueva Tabarca e Calasetta) utilizzando, in questo caso, dati desunti dalla letteratura esistente, in modo da avere il maggior numero di informazioni possibili per poter comprendere quali fossero i caratteri peculiari di ciascun centro.
Il progetto costituisce, pertanto, un significativo contributo alla ricerca sui caratteri architettonici tabarkini, integrando l’apparato conoscitivo esistente e avanzando alcune conclusioni.
Anche se non è possibile sostenere una derivazione diretta dei i tipi edilizi “di base” tabarkini presenti nelle colonie dal modello pegliese (ad eccezione di Carloforte), le analisi svolte hanno consentito di affermare l’esistenza, almeno in origine, di una relazione tra le tipologie abitative delle colonie. Stessa cosa non può essere invece asserita per gli impianti urbani le cui soluzioni sono dipese di volta in volta da situazioni contingenti. Nel corso dei secoli, in ciascun centro sono state poi elaborate delle soluzioni abitative diverse, sulle quali hanno spesso influito le tradizioni costruttive e formali locali, che hanno donato agli abitati un aspetto molto diverso tra loro.

I primi risultati della ricerca sono stati presentati alla Conferenza EUROMED 2010 - Digital Heritage (Lemesos, Cipro, 8-13 Novembre 2010).
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Successivi approfondimenti sono stati pubblicati nell'articolo: Giorgio Verdiani, Stefania Iurilli, Gaia Lavoratti, Modelli digitali per lo studio del Patrimonio Intangibile: il caso di Carloforte, Sardegna, in Emma Mandelli, Uliva Velo (a cura di), Il modello in architettura: cultura scientifica e rappresentazione, Materia e Geometria n° 18, Alinea Editrice, Firenze 2010, pagg.137-146, ISBN 978-88-6055-571-7
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